La Legge di Bilancio 2026 segna una svolta nelle politiche di incentivo industriale in Italia, sancendo il ritorno del meccanismo dell’iperammortamento. Questa misura, che andrà a sostituire progressivamente il sistema dei crediti d’imposta tipici di “Transizione 4.0” e “5.0”, punta a stabilizzare gli investimenti delle imprese in beni strumentali ad alto contenuto tecnologico per il triennio 2026-2028.
A differenza dei recenti crediti d’imposta, che permettevano una compensazione immediata in F24, il nuovo iperammortamento torna alla natura di “variazione in diminuzione” del reddito imponibile. Le imprese potranno beneficiare di una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni, che può arrivare fino al 220% per gli investimenti più innovativi e sostenibili. Questo approccio favorisce le realtà con solidi utili, permettendo una riduzione diretta delle imposte sui redditi (IRES o IRPEF) proporzionale all’entità dell’investimento.
L’agevolazione si rivolge a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla forma giuridica o dal settore economico, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti. Per accedere al beneficio, restano fondamentali i requisiti di regolarità contributiva (DURC) e il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Sono esclusi dall’incentivo i soggetti in stato di crisi, liquidazione coatta o fallimento.
Il fulcro della misura resta l’allegato A e l’allegato B della Legge 232/2016. Sono ammessi alla maggiorazione i beni materiali strumentali nuovi (macchine utensili, robotica, magazzini automatizzati) e i beni immateriali (software, sistemi IT). Condizione imprescindibile per l’effettiva fruizione del bonus è l’interconnessione del bene al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, certificata tramite perizia tecnica o dichiarazione del legale rappresentante.
Grazie a recenti emendamenti, l’orizzonte temporale della misura è stato esteso fino al 30 settembre 2028, a patto che entro il 31 dicembre 2027 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti per almeno il 20% del costo complessivo. Questa estensione garantisce alle imprese la necessaria certezza normativa per pianificare investimenti complessi a lungo termine, favorendo una digitalizzazione capillare del tessuto produttivo italiano.